QUELL’ARTIGIANATO 4.0 CHE INTEGRA COMPETENZA E TECNOLOGIE GRAZIE A PHLOEMA: DA GALVANICA FORMELLI LA RICETTA VINCENTE PER SCALARE I MERCATI

Ripensare il proprio business provando ad intercettare nuovi mercati e riuscendo a cogliere per tempo i segnali deboli. Così Galvanica Formelli ha gettato le basi per la sua nuova vita: dal comparto orafo ecco la virata sull’accessoristica per le grandi realtà mondiali del lusso. Da Arezzo la ricetta vincente di un’impresa che ha scommesso su capitale umano e soluzioni hi-tech. «Phloema ha dato un supporto essenziale alla nostra evoluzione tecnologica», racconta Alberto Formelli.

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

«C’è la competenza artigiana essenziale nel fare le cose. E poi c’è la tecnologia che rende tutto scalabile. Così il segreto del successo sta nel lavoro artigianale, ma tecnologicamente avanzato. Quindi puntare sì sull’artigianalità – e perciò all’eccellenza – ma provando a industrializzare, a generare numeri rilevanti». Così Alberto Formelli, amministratore unico di Galvanica Formelli, racconta l’azienda che guida. In fondo si tratta di un artigianato 4.0 ancorato al territorio, ma che riesce a creare alleanze con i colossi del lusso nel mondo. Un percorso imprenditoriale – siamo alla seconda generazione di questa azienda toscana collocata nel distretto della pelletteria e che vede l’area aretina come cuore pulsante – che ha saputo ripensare il proprio business provando ad intercettare nuovi mercati e cogliendo per tempo i segnali deboli. Galvanica Formelli nasce ad Arezzo nel 1999 dal comparto orafo-argentiero. Azienda familiare: tutto parte dall’esperienza pluriennale del suo fondatore Franco Formelli. Poi con il figlio Alberto l’apertura verso nuovi mercati. «Dal 2015 abbiamo aperto un nuovo impianto produttivo e abbiamo accolto quella che è la filiera della moda legata all’accessoristica, tralasciando l’argenteria e l’oreficeria, per noi mercati saturi. Con il nuovo impianto siamo andati al servizio della moda», racconta Formelli. L’impresa passa da sei a ottanta dipendenti circa fino ad arrivare all’acquisizione di un produttore di accessoristica focalizzato su catene e tracolle per le borse. Si tratta della Zeta Catene. «Lo abbiamo fatto per fare sistema, per integrarci, per dare una risposta più rapida e un servizio più capillare. D’altronde ho sempre creduto nella possibilità di industrializzare il settore della moda ricorrendo a nuove tecnologie e ho provato a farlo con aggregazioni per diventare più grandi, per ridurre il tempo di attesa e per poter offrire maggiori servizi a tutti i brand del lusso», precisa Formelli.  Così a questa realtà del distretto toscano che scala i mercati il 2020 – l’anno segnato tendenzialmente da crisi e transizioni – è servito a riordinare le idee, a fare acquisizioni, a gettare le basi per il futuro. «Anziché fermarci abbiamo preso una rincorsa e questa scelta si è rivelata vincente. In questo percorso Phloema ha dato un supporto essenziale alla nostra evoluzione tecnologica: oltre ad aver fornito la tecnologia RFID ha interagito col nostro gestionale di produzione. Si sono dimostrati abili ed esperti nel far dialogare la loro tecnologia con la nostra già esistente: sono entrati in un processo che già avevamo in casa, hanno valorizzato l’esistente, oltre ad aver fornito una tecnologia di monitoraggio estremamente performante», puntualizza Formelli. Se il fatturato 2019 si è attestato ai 13 milioni di euro e quello del 2020 è sceso a 11 milioni di euro, il previsionale del 2021 alza l’asticella attorno ai 15 milioni. Oggi Galvanica Formelli è in grado di offrire un servizio di marcatura laser su diversi tipi di metallo: l’incisione può essere eseguita su differenti parametri di profondità, con lavorazioni estremamente precise e ad alta definizione. La ricerca continua di un prodotto di qualità ha portato l’azienda a costituire un intero reparto dedicato alla fase di pulimentatura, ossia quel trattamento professionale di superfici metalliche per renderle adatte ai processi successivi. C’è poi un reparto specifico per il controllo dei bagni galvanici, che vengono costantemente manutenuti per mantenere il più alto livello di resa.

Partiamo dal contesto geografico in cui siete nati…

Siamo nel distretto della pelletteria. La Toscana ha una forte capacità in questo settore e anche i brand stranieri, soprattutto quelli francesi e americani, hanno collocato proprio qui il loro headquarter italiano. Filiera e tracciabilità di prodotto fanno la differenza e garantiscono eccellenza e qualità.  

Quanto conta la tecnologia?

Lavoriamo per le case di moda che ci richiedono tracciabilità e controllo. Diamo risposte puntuali sulla consegna, sul processo, sulla qualità ed eventualmente anche su quelle che sono le riparazioni che sono da affrontare. La tecnologia che abbiamo adottato nella galvanica comporta tracciamento e quindi un maggior controllo del processo.

Entriamo nel dettaglio: a che soluzioni ha risposto la tecnologia RFID?

Partiamo da un presupposto: non produciamo accessori, ma siamo artisti specializzati nella finitura di questo accessori. Dobbiamo perciò fare una serie di passaggi per avere un elevato grado di finitura. Prima avevamo un controllo di massima col gestionale, invece ora ogni bagno galvanico è dotato di un elevato standard tecnologico. Con i sensori possiamo tracciare ogni passaggio e quindi abbiamo industrializzato il processo per ottenere un risultato migliore. Questo controllo massimo e la tracciabilità maggiore garantiscono la riuscita del processo.

Come coniugare la tecnologia col lavoro artigiano?

Sostanzialmente la moda è un settore da grandi numeri: necessita dell’artigianalità, ma le nuove tecnologie rendono possibili l’industrializzazione di quei processi che restano prettamente artigiani. Perciò quei fornitori abili ad industrializzare un processo nascono comunque da un ambiente artigiano, anche perché la riproducibilità è fondamentale. La tecnologia ci permette di garantire questo percorso e di essere costanti. Monitoriamo i parametri per trasformare un articolo puramente artigianale in un elemento da numeri scalabili.

Quali parametri evidenzia la tecnologia?

Abbiamo uno schermo da ottantacinque pollici in produzione che ci restituisce una fotografia in tempo reale del lavoro: una visione che è funzionale perché l’impatto visivo condiviso in tempo reale rafforza una memoria fotografica. Per noi è decisivo che tutti i dipendenti riescano a capire cosa succede nel reparto accanto.

Ora con l’RFID ed i sensori collegati si raccolgono molti più dati da gestire. In che modo tutto questo apre a progetti di business intelligence?

Chiaramente tutti i dati che il processo raccoglie devono essere analizzati: una volta raccolti possiamo programmare le decisioni strategiche e fare scelte mirate. Il dato, se tradotto bene, guida le scelte di business del futuro perché ti dice chi sei e chi potresti diventare. Poi devi comunque essere bravo a valutare le nuove opportunità.

Il futuro come se lo immagina?

Stiamo lavorando ad un nuovo impianto di cinquemila metri quadrati completamente automatizzato e dedicato al mondo delle catene in tutte le sue forme, materiali e finiture. Vogliamo diventare ancora di più partner dei nostri clienti del lusso sui mercati globali, mantenendo la centralità della nostra italianità. D’altronde questo distretto è unico al mondo.

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